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martedì 24 febbraio, 11:30

Gene anti-obesità

Gene anti-obesità



Gene anti-obesità

Ce n'è uno in ogni gruppo di amici: il tipo o la tipa che si abbuffano più di chiunque altro, ma restano magri come grissini. "Eh, tu basta che alzi un braccio e consumi tutto quello che hai mangiato", è l'invidioso commento dei commensali. Adesso salta fuori che in questo luogo comune si nasconde una verità scientifica. Un gene del nostro organismo sembra avere le chiavi del metabolismo umano: chi ne possiede una determinata tipologia ha perennemente problemi di peso e deve stare sempre attento a non ingrassare, mentre chi ne possiede un'altra o ne è sprovvisto è destinato a rimanere snello perché brucia più rapidamente le calorie ingurgitate.

"Il gene che ti lascia mangiare quanto vuoi", è il titolo con cui il Daily Telegraph di Londra riassume la scoperta, frutto di ricerche di studiosi dell'università di Dusseldorf e pubblicata sulla rivista Nature.
La scienza ritiene da tempo che differenze genetiche siano responsabili dell'aumento di peso e ha individuato un gene particolare, noto agli studiosi della materia come Fto, quale principale sospetto. Le persone con una versione giudicata "ad alto rischio" di tale gene pesano mediamente 3-4 chilogrammi più di coloro che ne hanno una versione "a basso rischio". Ma gli esperti non erano stati finora in grado di determinare in che modo una simile variante producesse la differenza, privilegiando teorie secondo cui il gene influenzava l'appetito e di conseguenza la quantità di cibo mangiato. Ora pare invece che il gene controlli il tasso di metabolismo degli individui. In esperimenti condotti su topi di laboratorio, è risultato che gli animali completamente privi del gene rimangono magri, nonostante mangino grandi quantità di cibo e restino inattivi.

La ricerca, guidata dal professor Ulrich Ruther della università di Dusseldorf, in Germania, suggerisce che i topini senza il gene bruciano energia più velocemente di quelli con una versione funzionante, ovvero attiva, del gene.

La scoperta può avere importanti implicazioni per lo studio di malattie collegate all'ingrassamento. "Le variazioni del gene Fto sono sicuramente associate all'obesità negli umani", dice il professor Stephen O'Rahilly, esperto di metabolismo della Cambridge University, "ma fino ad ora non era chiaro come questa variazione genetica agisse sull'obesità. La ricerca tedesca dimostra che i topi senza il gene sono molto magri perché bruciano spontaneamente enormi quantità di energia". È uno sviluppo che può aprire nuove strade nella cura dell'obesità, secondo il dottor Ruther, autore della ricerca: "Creando medicinali in grado di regolare l'attività del gene Fto, potremmo controllare il rischio di eccessivo ingrassamento". Anche se, aggiunge lo studioso, "non tutti gli effetti dell'inibizione del gene sono ancora chiari": potrebbero esserci, perciò, controindicazioni. Lo studio del perché si ingrassa e perché si rimane magri si avvale anche di un altro passo avanti, contenuto in un libro che riporta le ricerche condotte da uno scienziato inglese, il dottor David Stensel, direttore della facoltà di scienza dello sport alla Loughborough University. Nel suo volume, intitolato "Influence of resistance and aerobic exercise on hunger" (Influenza della resistenza e dell'esercizio aerobico sulla fame), lo studioso ha scoperto che certe attività sportive, come il jogging, risultano nel desiderio di cibi che non fanno ingrassare, come la frutta; mentre altri, come il nuoto o il sollevamento pesi, creano un desiderio di carboidrati e cioccolata, che tendono ad aumentare il peso corporeo. A meno che, naturalmente, uno non sia così fortunato da possedere il gene che "ti permette di mangiare quanto vuoi", senza ingrassare: il sogno di generazioni di casalinghe disperate e fotomodelle nevrotiche, di pugili ossessionati dalla bilancia e fautori di diete di ogni genere.

Chissà se un giorno, manomettendo con una pillolina il gene del metabolismo, potremo tutti riempirci di spaghettate a volontà, mantenendo la linea: proprio come il lui o la lei della nostra compagnia di amici, che oggi ci fanno tanta invidia.

 



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