Bambino

venerdý 08 gennaio, 02:56

I disturbi del sonno nella primissima infanzia

Come affrontare l'insonnia ed i risvegli notturni della prima infanzia



I disturbi del sonno nella primissima infanzia

Il tuo bambino non dorme? Niente panico, di sicuro non è il solo.

 

I disturbi del sonno colpiscono un bambino su tre nei primi anni di vita. E ciò non deve sorprendere dal momento che un buon ritmo sonno-veglia è una condizione che il bambino apprende nei primi mesi di vita, attraverso la graduale sincronizzazione del suo ritmo endogeno, inizialmente indipendente dall'ambiente, con quello esterno, regolato soprattutto dall'alternarsi tra giorno e notte. Si tratta di una tappa fondamentale nello sviluppo del bambino, nella quale il genitore svolge un ruolo fondamentale, non certo facile.

 

Diverse sono le scuole di pensiero che insegnano come aiutare un bambino ad adattarsi al ritmo sonno-veglia naturale. Ma nonostante le differenze, tutte ruotano attorno ad alcune idee basilari comuni.

 

Innanzi tutto è necessario insegnare al bambino a distinguere le attività diurne da quelle notturne e ad associare il letto con il sonno. A tal fine è meglio abituare il bambino ad addormentarsi nella propria stanza e nel proprio lettino, non in braccio o in altri luoghi. L'ambiente dove dorme il bambino deve essere tranquillo, poco illuminato e con una temperatura confortevole, attorno ai 20 °C.

 

Abituare il bambino ad addormentarsi da solo non è semplicissimo, soprattutto per il genitore che spesso e volentieri cede di fronte al suo pianto. Si tratta però di una tappa necessaria ad evitare persistenti futuri disturbi del sonno. Instaurare un rituale per l'addormentamento, mettere il bambino nel suo lettino quando ancora è sveglio e dargli un oggetto per addormentarsi sono tutte strategie efficaci per incoraggiare il piccolo ad addormentarsi da solo. E nel caso il bambino pianga, è consigliabile non prenderlo in braccio e sommergerlo di attenzioni. E' sufficiente un po' di conforto, una carezza, un massaggio o qualche parola sottovoce per regalargli la sicurezza che stava cercando.

 

Se il bambino ha difficoltà ad addormentarsi, è di fondamentale importanza instaurare un rituale fisso e rilassante. Una ninna-nanna, un bagnetto, il cambio pannolino o una camomilla possono essere tutti ottimi segnali per il bambino. E' importante metterlo nel lettino quando ancora è sveglio e dargli il tempo di addormentarsi da solo, senza allarmarsi al primo lamento o piagnucolio.

 

Quando il problema è rappresentato invece da frequenti risvegli notturni, una tecnica utile può essere quella di abituare il piccolo, gradualmente, alla distanza dai genitori. Al primo risveglio, se il bambino piange, non catapultatevi da lui, ma aspettate almeno 30 secondi prima di farvi vedere o sentire, e cercate quindi di tranquillizzarlo con il minimo di interazione reciproca e senza cercare di farlo riaddormentare. E' sufficiente che gli facciate capire che siete lì, che non lo avete abbandonato. Ai risvegli successivi, prolungate gradualmente l'intervallo di attesa prima di entrare nella sua stanza. Prima un minuto, poi due, poi tre e così via. E così anche le notti successive.

 

L'importante è non cedere al pianto. Lo stare da solo per pochi minuti certamente non creerà alcun trauma al vostro bambino, ma gli servirà soltanto ad acquisire un ritmo sonno-veglia naturale e regolare. 

 

Chiara De Carli



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