Bambino

martedý 15 dicembre, 14:48

Il dilemma fluoro

Fluoroprofilassi: fa bene o fa male?



Il dilemma fluoro

Nonostante numerosi studi scientifici abbiano ormai dimostrato come l’integrazione a base di fluoro nei bambini (fluoroprofilassi) abbia un ruolo importante nella prevenzione della carie, l’argomento rimane ancora oggetto di intenso dibattito e, a volte, anche di ingiustificati allarmismi.

 

Il fluoro fa bene o fa male? A rispondere è il celebre detto di Paracelso “Omnia venenum sunt: nec sine veneno quicquam existit. Dosis sola facit, ut venenum non fit” (“Tutto è veleno: nulla esiste che non sia veleno. Solo la dose fa, dato che il veleno non fa nulla”). In altre parole: la pericolosità di una sostanza dipende dalla dose. E ciò vale anche per il fluoro.

 

È ormai accertato che il fluoro somministrato ai bambini svolge un ruolo di primaria importanza nel ridurre l’incidenza della carie nell’età evolutiva. Non solo rafforza lo smalto dei denti, rendendolo più resistente all’attacco dei batteri che colonizzano la cavità orale, ma esso è anche in grado di inibire il metabolismo di questi batteri. Due azioni, quindi, che concorrono insieme a prevenire il formarsi della carie.

 

Il fluoro d’altra parte è un elemento presente in natura nell’acqua, nelle bevande e in alcuni alimenti, soprattutto nel pesce azzurro. È quindi evidente che se l’alimentazione del bambino fosse in grado, da sola, di coprire tutto il fabbisogno di fluoro, una sua supplementazione con prodotti in gocce o in compresse solubili non sarebbe necessaria e, anzi, potrebbe risultare dannosa.

 

Tuttavia, fatta eccezione per le acque sorgive situate in vicinanza di zone vulcaniche o per alcune acque minerali presenti in commercio, la quantità di fluoro che il bambino assume con le bevande o con gli alimenti non raggiunge mai i livelli correntemente raccomandati (0.25 mg fino a 2 anni di età, 0.5 mg da 2 a 4 anni di età, 1 mg dai 4 ai 12 anni di età). 

 

È per questo che i pediatri raccomandano, fin dalla più tenera età, una supplementazione con fluoro, che può realizzarsi attraverso l’assunzione di gocce o compresse solubili fino a che il bambino non è in grado di lavarsi correttamente e regolarmente i denti (a circa 4-5 anni). Oltre questa età, il fluoro contenuto nei dentifrici è sufficiente ad assicurare l’integrazione necessaria ed a coprire il fabbisogno del bambino.

 

Per quanto riguarda invece gli effetti dannosi del fluoro (fluorosi dentale e ossea), questi si manifestano solo con assunzioni croniche di dosaggi 10-20 volte superiori a quelli raccomandati. Un’evenienza, quindi, abbastanza improbabile, a meno che l’acqua di bevanda non sia particolarmente ricca dell’elemento (come accade in alcuni paesi del Nord Europa o anche in alcune zone d’Italia, dove vige la pratica di aggiungere fluoro all'acqua degli acquedotti).

 

Ovviamente l’integrazione con fluoro, anche quando correttamente eseguita, non può da sola prevenire la comparsa delle carie, se non è affiancata da sane e buone abitudini, quali evitare di mangiare dolciumi o bere camomilla zuccherata, soprattutto la sera prima di andare a dormire, nonché lavarsi correttamente e regolarmente i denti dopo ogni pasto.

 

Chiara De Carli



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